fobia vs autostima 0:1

La fobia – di qualsiasi tipo/forma/natura – è una brutta bestia. Lo è per gli animali come per noi. Partirei da qui.

Quando Brina è arrivata, era letteralmente spiaccicata per terra e durante le prime settimane è rimasta saldamente ancorata al suo angolino sicuro.

Dopo di che ho cominciato a forzarla, sì a forzarla senza le virgolette. La vedo la tua espressione inorridita ma, tant’è, ho deciso di forzarla per permetterle di vedere – e sentire – cosa poteva offrirle il mondo.

A un certo punto ho cominciato a farle indossare la pettorina antifuga e in braccio la portavo al parchetto del nostro condominio, lì la appoggiavo sull’erba e lì lei restava impietrita osservando Margot rincorrere la sua pallina.

Brina

Giorno dopo giorno, la sua postura si è modificata sino a farle mettere il naso per terra.

EUREKA! 

Una volta messo in moto il naso, il suo atteggiamento è cambiato. Sono venuti a galla aspetti che avevo sino ad allora solo intravisto (o addirittura sperato di intravedere in quel box a Reggio Emilia): la curiosità su tutte.

Improvvisamente Brina ha cominciato a interessarsi al mondo.

Il mondo comprendeva anche me e, infatti, mi rendevo conto che la mia voce, i miei gesti e i miei sguardi, lentamente cominciavano a trovare un (ag)gancio.

Detto tutto questo, io comunque Brina la tenevo sempre al guinzaglio (4 metri) o alla lunghina (10 metri) e mai, dico MAI, mi sarebbe venuto in mente di liberarla… vivo a Milano, sì, in una zona verde tranquilla, ma le macchine sono comunque sempre dietro l’angolo.

Il mio scopo principale, oltre a farla sentire amata e a permetterle di conoscere le cose belle che la vita poteva offrire, era comunque sempre quello di tutelarla da qualsiasi pericolo.

Di razionale c’era poco nel mio atteggiamento, certo è che se mi avessero proposto una campana di vetro comoda per lei, credo che l’avrei rinchiusa lì dentro per il suo bene.

Per il suo bene?! 

Una vita al guinzaglio. Per sempre? Fortuna che la vita decide per conto suo e non ci da retta.

Una sera rientro con Margot e Brina da una gita in macchina. Sistemo l’auto nel box e mentre esco dalla doppia porta di sicurezza del garage sotteraneo una della due porte si chiude, io di qua, Brina di là. Riapro la porta e trovo il guinzaglio e la pettorina antifuga per terra, vuota.

Davanti ai miei occhi scene apocalittiche, incidenti, drammi, denunce, disastri. Respiro e con Margot mi avventuro a piedi verso l’ingresso dei box. Niente. Buio e silenzio.

Arrivo al cancello d’entrata disperata. E lì, dietro al muretto spunta quella faccia da procione… te possino!

Mi aveva aspettata. Era scappata per paura e poi si era resa conto che la scelta più saggia sarebbe stata quella di fidarsi e affidarsi.

Ora, ogni volta che la situazione ce lo consente, Brina esce senza guinzaglio.

Brina Gressoney Natale 2013

Si allontana col naso ben piantato per terra e dopo un po’ si ferma, si volta, mi guarda e mi corre incontro al galoppo.

E io mi commuovo sino alle lacrime e guardo prima Brina e poi  Margot ai miei piedi con la sua pigna tra i denti.

Da quando è libera e sa di non essere sola, la sua autostima è cresciuta a dismisura:

ora Brina non è più un essere indifeso in balia degli eventi, ora è un individuo che fa parte di un branco al quale sa di potersi affidare in caso di bisogno e dal quale, al contempo, sa di potersi allontanare per scoprire il mondo a modo suo e con i suoi tempi.

Un sorriso,

m.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...